Tipicità fra Tradizione e Design.
Nelle dinamiche del mercato globale, oggi Tipicità è una parola chiave.
Appellativo per indicare ciò che è caratteristico di una precisa area culturale e geografica; usata, e abusata per certi versi, nel settore alimentare, è un po’ meno nota, se non per gli addetti ai lavori, nel settore dell’edilizia.
Tuttavia assistiamo, forse, ad una nuova tendenza.
In maniera sempre più qualificante, infatti, la parola tipicità si fa strada anche nel mondo delle materie prime per la Costruzione e l’Interior design.
Anche nell’Edilizia, dunque, va affinandosi quella particolare sensibilità che sa far apprezzare (orientando alla scelta) un prodotto edilizio come la pietra, per quelle specifiche qualità (meccaniche, funzionali, estetiche, etc.) che dipendono dall’origine geografica.
Per questo indissolubile legame con l’origine geografica della pietra, Tipicità porta in sè inevitabilmente il concetto di Tradizione, nella misura in cui il prodotto edilizio è il risultato di sistemi, metodologie e procedure tramandati di generazione in generazione.
Oggi, le pietre locali conoscono maggiore diffusione che nel passato; tuttavia, sfortunatamente, tale diffusione non si accompagna ancora alla conoscenza della loro tipicità.
È questa una delle ragioni per cui vediamo costituirsi il Consorzio Pietre & Dintorni, che cerca di promuovere la cultura della pietra e degli inerti naturali e il loro impiego.
Rispetto ai ben più noti marmi, infatti – storicamente impiegati e ampiamente preferiti nei processi costruttivi come nel design – alcune pietre per lo più sconosciute nel resto del Paese,specialmente quelle tipiche delle regioni del Sud, cominciano a destare interesse presso Architetti, Ingegneri e Progettisti d’interni, anche grazie alle nuove lavorazioni e ai trattamenti che ne hanno ampliato la capacità d’impiego.
In Puglia, nel Salento in particolare, lo sfruttamento dei materiali lapidei ha origini antichissime. Qui si estrae e si lavora, ormai da secoli, la Pietra leccese, anche conosciuta come pietra “gentile”, ovvero duttile e perciò particolarmente versatile.
In breve, alcune informazioni.
La Pietra leccese, reperibile in quasi tutto il Salento, è una roccia calcarea che risale al Miocene (periodo dell'era del Terziario durato da 23 a 17 milioni di anni fa); è caratterizzata dalla presenza di numerosi frammenti di fossili, che rappresentano soprattutto specie planctoniche, a volte conservate quasi integralmente.
L'esame petrografico rivela che è costituita principalmente da carbonato di calcio (CaCO3) sotto forma di granuli di calcare (microfossili e frammenti di fossili di fauna marina, risalenti a circa sei milioni di anni fa) e di cemento calcitico. La presenza di granuli di glauconite, quarzo, feldspati, muscovite, fosfati e materiali argillosi, può arricchirne il contenuto e determinarne il carattere duro e resistente, oppure tenero e duttile.
Le diverse tipologie di Pietra leccese si distinguono per il colore (che varia dal bianco al giallo paglierino), la granulometria, l’omogeneità, il grado di compattezza e l’età. Grazie a queste differenti caratteristiche, la Pietra leccese si distingue per l’estrema versatilità d’impiego.
Proprio la sua duttilità, infatti, ha permesso di plasmare fregi, volute, capitelli e cornici finemente decorati, che hanno fatto conoscere in tutto il mondo il Barocco leccese.
Quanto a lavorazioni e trattamenti, si sa che come qualsiasi materiale per la Costruzione e il Design, anche la scelta della pietra è determinata non solo da considerazioni di costo, funzionali e di adeguatezza al contesto; ma anche da non meno importanti considerazioni di Gusto, Cultura progettuale e Percezione sensoriale.
Attualmente, le lavorazioni e i trattamenti sulle superfici della materia, rispondono alla ricerca di nuove qualità sensoriali: piacevolezza, insomma, in termini di tatto, di vista e “suggestioni emotive” (se così si possono definire). E la Pietra leccese si presta particolarmente a simili “suggestioni”.
Naturalmente la natura geologica della pietra leccese, e in generale di qualsiasi materiale lapideo, determina le relative caratteristiche di prestazione. Prestazioni, è bene sottolinearlo, che non vengono ridotte dai processi di lavorazione; piuttosto, si assiste ad un sensibile miglioramento delle proprietà tecniche: per esempio, la resistenza agli agenti atmosferici e all’assorbimento.
Agli ottimi risultati estetici e tecnici delle nuove lavorazioni, si unisce poi l’efficacia dei trattamenti protettivi (antimacchia e idrorepellenti) che rendono la pietra leccese idonea al suo impiego nell’arredamento d’interni: pavimenti, rivestimenti, piani per il bagno e vasche, si prestano – proprio per le eccezionali qualità “intrinseche” della pietra leccese, per le lavorazioni e i trattamenti – ai più arditi progetti d’Interior design.
Infine, un dato non trascurabile: interessanti studi sono da qualche tempo orientati a dimostrare le possibilità d’impiego strutturale della Pietra leccese nell’architettura contemporanea.
Le lavorazioni
La qualità delle nuove lavorazioni è il risultato anche del miglioramento tecnico delle macchine (a controllo numerico, per esempio). Qui di seguito, alcune lavorazioni praticate sulla pietra.
Filo sega: è la dicitura che indica la superficie delle lastre ottenuta dal processo di “segagione”, che lascia visibili i segni del taglio del disco o della lama. Su tali lastre si eseguono in genere le successive lavorazioni.
Levigatura: smorza e alleggerisce il colore del materiale conferendogli una superficie liscia e piana detta a “pelle d’uovo”. La lastra viene utilizzata per rivestimenti interni soprattutto se sottoposti a traffico intenso dove il materiale lucido perderebbe brillantezza in breve tempo.
Bocciardatura: tra le più antiche lavorazioni ad urto, la bocciardatura esalta la tessitura del materiale, cui conferisce un aspetto rustico, scolpito e in rilievo. La lavorazione può essere eseguita in diverse varietà di incisioni, a grana grossa e fine, passando per tutti i gradi di finitura intermedi. La superficie finale diviene antisdrucciolo, caratteristica che rende i materiali sottoposti a bocciardatura idonei per la realizzazioni di pavimentazioni esterne;
Anticatura: è un tipo di finitura “rustica” molto apprezzato, che riproduce un preciso effetto estetico. L’irregolarità dei bordi e delle superfici rimanda all’azione del tempo, al consumo provocato dall’uso, all’illusione della lavorazione manuale, più che all’ipotetico stato naturale della materia. L’anticatura si ottiene con buratti, macchine che utilizzano miscele acquose leggermente abrasive e che consumano i pezzi per rotolamento, urto e altri movimenti meccanici. I residui stessi dei pezzi lasciati in circolo contribuiscono all’usura artificiale.
Rigatura: la luce radente è la migliore condizione per apprezzare la successione di solchi affiancati, eseguiti a mezzo di dischi diamantati o di un’ampia gamma di utensili a profilo variabile. Impiegata soprattutto per le pavimentazioni esterne, la rigatura è particolarmente indicata per i materiali di tonalità uniforme e dalla grana fine.
INERTI NATURALI
In tema di materie prime naturali locali, il Consorzio Pietre & Dintorni non trascura di promuovere l’impiego nell’edilizia degli inerti calcarei: sabbie e graniglie che, come la pietra leccese, provengono dall’attività estrattiva nelle cave sparse sul territorio salentino e che, proprio come la pietra leccese o qualsiasi altra pietra naturale, conserva le caratteristiche chimiche e morfologiche proprie.
Il termine “inerti” con il quale vengono indicate queste sabbie e graniglie sembrerebbe il meno appropriato, considerando il ruolo, affatto passivo e secondario, che gi inerti naturali rivestono nella composizione di malte, a prescindere dal tipo di legante utilizzato.
In realtà, l'inerte naturale è un insieme di sostanze: un aggregato di origine naturale, con una propria identità e personalità (la composizione chimico fisica di un'inerte, può variare significativamente all'interno di una stessa cava a distanza di pochi metri).
Dal punto di vista quantitativo e qualitativo, l’inerte/aggregato gioca un ruolo di primaria importanza nella produzione di malte a base cemento.
La diversa definizione “sabbia” o “graniglia”, dipende dalla dimensione (comunque inferiori a 4-5 mm) dei granuli di cui l’inerte/aggregato si compone.
Oggi, il dosaggio automatico dei componenti (sabbie o graniglie, cemento, ossidi di ferro e sostanze idrofughe e antimuffa), e i continui e sistematici controlli sulle materie prime e sulla malta, assicurano un elevato standard qualitativo del prodotto edilizio.
Si aggiunga a ciò, la cura impiegata nei processi di lavorazione - la medesima dedicata alle lavorazioni della pietra naturale - che trasforma il prodotto grezzo in un prodotto finito esteticamente piacevole.
Normativa italiana di riferimento sulla lavorazione dei materiali lapidei UNI 8458.
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